Le perle South Sea bianco, Australiane

Le perle South Sea bianco, Australiane
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A parte le leggende che narrano come la perla sia entrata nella mitologia, vorrei introdurre alla conoscenza dei vari tipi di perla, e in specifico di quelle più preziose, quelle grandi grandi che alcune volte vediamo nelle vetrine delle gioiellerie e che vengono presentate, a ragione, come gemme dal valore inestimabile.

E’ proprio questo concetto che l’uomo all’albore dei tempi aveva per la perla, un dono della natura, un prezioso talismano da possedere e che provocava desiderio.

Le perle sono prodotte dalle ostriche e sono parte integrante del loro organismo. Il termine perla deriva dal latino “permula”  il nome con cui si indicava la conchiglia che la contiene e la cui forma ricordava la “coscia del maiale”.

Ci sono due famiglie principali, perle di acqua dolce (perle che stanno avendo un’enorme espansione sia commerciale che di selezione) e perle di acqua salata a cui appartengono le perle Akoya,  perle giapponesi che come grandezza non superano di norma i 9 mm e sono generalmente di color Bianco, Crema, Rosa e nelle loro diverse tonalità.

Le perle South Sea nero, perle Polinesiane molto rare e preziose che hanno come particolarità oltre alla loro dimensione, il colore. La dimensione varia dal 9-10 a raggiungere anche i 17-20 mm su esemplari  di valore con quotazioni esorbitanti.

Il mollusco secerne una sostanza madreperlacea che varia dal grigio chiaro al nero violaceo ed è l’unica specie che produce perle nere.

 

Le perle South Sea bianco, le perle Australiane.

In questo articolo tratterò questa tipologia di perle, le perle bianche più preziose, le più grandi da sembrare biglie da gioco, la cui meravigliosa storia inizia all’interno del mollusco chiamato Pinctada Maxima. Queste perle hanno in media un diametro di 12-14 mm, ma le misure possono andare da 10mm fino ai 22-25 mm su esemplari che raramente si possono ammirare in quanto sono trattate solo per il mercato collezionistico.

In Australia viene raccolta esclusivamente nel suo ambiente naturale, mentre in Indonesia e nelle Filippine le ostriche perlifere vengono coltivate nei vivai.

Questo mollusco protetto da bivalve di un colore argenteo dorato ha dimensioni che variano dai 10 cm, quelle nate da poco, ad oltre i 25 cm di quelle adulte ed arrivano ad un peso di alcuni chili e vanta il primato di essere tra i molluschi perliferi il più grande, producendo conseguentemente perle molto grandi con uno strato di perlagione superiore a tutte le altre.

La prima fase della coltivazione della Pinctada Maxima consiste nella pesca dei molluschi selvatici. Dopo la pesca le conchiglie vengono selezionate, ripulite e selezionate: la misura minima consentita è di 120 mm.

La seconda fase è l’innesto del nucleo  che inizia nel mese di maggio o giugno e finisce a settembre. L’operazione necessita di notevole esperienza ed abilità. Si taglia una parte del mantello che è il tessuto carnoso aderente alla superficie interna del guscio di un mollusco donatore destinato a sacrificarsi, successivamente si innesta questa particella in un mollusco scelto  a formare la perla, inserendo vicino un nucleo di madreperla sferico e lucidato. Le cellule della parte di mantello iniziano a riprodursi formando un sacco perlifero che avvolge il nucleo. Intorno ad esso iniziano a depositarsi strati di madreperla iridescente, detta nacre: la perla coltivata inizia il suo corso.

Per i due mesi successivi l’ostrica viene costantemente capovolta su se stessa periodicamente in modo che la perla si sviluppi in maniera regolare.

Per i due anni circa di coltivazione la conchiglia viene ripulita dalle incrostazioni marine, questo per evitare danni al mollusco.

La temperatura è molto importante per la formazione della perla, quella ideale è tra i 20 e ed i 22 gradi. Più alta è la temperatura e più probabile è che la perla diventi grande, sacrificando a volte però l’oriente, lo strato di cristalli di aragonite che fa percepire all’occhio umano la lucentezza e l’effetto specchiatura che da alla perla il valore aggiunto. Difatti il periodo più giusto per la raccolta sono i mesi più freddi da aprile ad ottobre, così che la perla avrà uno strato più luminoso in superficie.

Ogni anno vengono coltivate milioni di ostriche ma solo una minima percentuale si può destinare al mercato. Le perle non si possono considerare un prodotto di massa ottenuto con un procedimento industriale. Oltre agli agenti atmosferici, ai parassiti e ad alcuni tipi di plancton che riducono l’ossigeno nell’acqua della baia soffocando le ostriche, alla fine del periodo di coltivazione si trovano perle troppo imperfette, troppo difettose per essere considerate gioielli. Pensate che solo il 30% si potranno usare e solo 2 o 3 di queste saranno degli esemplari perfetti.

Dopo il raccolto le perle vengono lavate, calibrate, divise secondo categorie, pesate in momme (unità di misura giapponese usata per le perle ed equivalente a 3,75 grammi) e successivamente vendute alle aste.

 

 


A cura di Fabrizio Ferro


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